mercoledì 23 agosto 2017

Juno.00002.003 - Aspermer Syndrome Collection - 003


La riunione fu allargata ad Anna, visto che lei doveva cominciare il corso di "assistente sessuale", e la banca dello sperma non poteva iniziare la sua attività senza un "promotore finanziario" che convincesse i clienti a ... depositare i loro liquidi.

La riunione si aprì con Juno che annunciò a tutta la famiglia (e ad Anna) che aveva deciso di farsi un altro lipofilling, in tempo perché Rebecca potesse discutere la tesi.

"Guarda che la commissione di laurea guarderà soltanto me", disse Rebecca, "Non sperare che se io dico qualche sciocchezza, tu riesca a distrarli".

"Ma se ti presenti più felice perché la mogliettina ha fatto questo per te l'esame lo passi con voti più alti", rispose Juno.

Debora e Giaele risero, Anna si trovò a strabuzzare gli occhi. Già si sentiva turbata dalle mammelle di Juno (Anna aveva l'aspetto di una statua di Artemide cacciatrice - carina, ma con poche curve), e l'idea che crescessero ancora la eccitò tanto che dovette mettersi la borsa sul grembo.

Anna disse che voleva fare sia il Tirocinio Formativo Attivo che il corso di "Assistente sessuale" promosso da Lovegiver.it - quest'ultimo corso si farebbe nel weekend, e quindi sarebbe stato sovrapponibile al tirocinio per l'insegnamento.

"Cosa insegnerai?", chiese Debora, ed Anna rispose: "Il Simposio di Platone, per cominciare. Purtroppo non insegnano ebraico nei licei italiani, sebbene sia molto formativo".

"Non ti ostacolerà l'aver studiato 'assistenza sessuale'?"

"Non più di quanto abbia ostacolato altre persone l'essere trans".

"Riuscirai ad aver tempo per la banca dello sperma?", chiese Rebecca, ed Anna rispose: "Nei primi tempi non insegnerò per molte ore. Penso che convenga approfittare del corso in Svizzera e del Tirocinio in Italia per allestire i locali ed installare le attrezzature".

Rebecca chiese a Juno: "Che risorse finanziarie hai per questo progetto?"

"L'associazione 'Ebraismo Umanista Sardo' ora ha abbastanza soci per camminare con le sue gambe. Ho delle proprietà in Continente, potrei venderle e realizzare circa 150 mila Euro".

"Un po' scarsi", commentò Rebecca, "Cercheremo di farceli bastare".

Debora disse: "Non siamo mai riuscite a vendere il nostro vecchio laboratorio orafo. Pensi che si possa riadattare?"

Rebecca ci pensò un po' e disse: "Sì, tecnicamente è possibile, ma non costerà molto meno di un edificio nuovo".

"Però sarebbe bello poter dire che per un liquido prezioso si è usato un edificio che lavorava preziosi", osservò Juno.

"Questa mi piace", disse Rebecca, che chiese inoltre: "Chiamiamo dunque la banca dello sperma 'Aspermer Syndrome Collection'?"

Anna rispose: "Io userei un nomee più semplice: '127'"

"Cioè?"

"'127' è il salmo che dice: 'Se il SIGNORE non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori'. Noi ci proponiamo come costruttori della famiglia ..."

"... ed in ebraico il verbo 'banah = costruire' ed il nome 'ben = figlio' hanno la medesima radice", osservò Juno, "Il semplice gioco di parole è stato attribuito a rav Hanina, vissuto nel 2° Secolo EV, che però lo applicava ad Isaia 54:13, 'Tutti i tuoi figli saranno discepoli del SIGNORE e grande sarà la pace dei tuoi figli'".

"Prendiamolo come nome provvisorio", disse Rebecca, "Non vorrei che il numero '127' facesse pensare ad una vecchia, ma affidabile automobile Fiat".

Debora disse: "Facciamo dunque questa banca dello sperma. La dividiamo in tre sezioni - MtF, Aspie, disabili in genere?"

"Sì", rispose Rebecca, "Se l'impresa cresce, dovremo dividerla, ma è inutile sovradimensionarsi già adesso".

"Quanto tempo ci vuole per ristrutturare il laboratorio?", chiese Debora, e Rebecca rispose: "Potrebbero bastare tre mesi. Però devo prima coinvolgere un ingegnere biomedico".

"Ne conosco una - una mia lontana cugina di nome Rosaria", rispose Juno, "provo a contattarla".

"Ottimo", disse Rebecca, "La riunione si aggiorna la settimana prossima, quando avremo tutti i preventivi di spesa e potremo decidere l'ordine dei lavori".

Dopo la discussione, si cenò tutte insieme volentieri, ma Rebecca notò che, mentre Juno guardava lei, Anna guardava Juno. Juno se ne accorgeva, ma, pur non ricambiando più di tanto, non cercava di scoraggiarla.

Dopo cena, Rebecca chiese a Juno: "Che pensi di fare con Anna?"

"Nulla. Lei è solo una valida collaboratrice".

"Ho visto che ti guardava".

"Mi sono accorta anch'io che va matta per le mie tette. Ma mezza città le guarda, e non te ne sei mai lamentata".

"Bisogna chiarire una cosa", disse in tono minaccioso Rebecca, al che Juno rispose: "Amore, sei tu la poli, ed io l'ho accettato. Sei gelosa di un rapporto che non ho alcuna intenzione di cominciare?"

Rebecca si rese conto di aver esagerato, e disse: "Juno, è vero, io ho contato finora sulla tua fedeltà sessuale, anche se da quel punto di vista ero infedele. In gergo, si dice che la nostra unione è aperta solo dalla mia parte. Ora scopro che potrebbe aprirsi anche dalla tua parte e devo adeguare i miei atteggiamenti".

"Mi basti tu. Il problema non si pone ancora", rispose Juno, ma Rebecca disse: "Sai che cosa temo? Che tu non abbia semplicemente un 'metamore' [amante supplementare, con il consenso del partner principale], ma che per lui distrugga la famiglia. Se vogliamo avere figli, devo essere sicura che i nostri metamori non distruggano il nostro rapporto".

"Rebecca, parliamoci chiaro per una volta", ribattè Juno, "i tuoi metamori sono le tue sorelle. Rispetto a loro, potrei dire che il metamore sono io. Però loro hanno avuto abbastanza tatto da non interferire nel nostro rapporto, pur continuando ad amarti anche sessualmente; mi vogliono bene anche se con me non farebbero nulla, e ci hanno molto aiutato, e pure stabilizzato. Che potrei chiedere di più dai metamori di mia moglie? Io non ho niente del genere, per cui ogni possibile storia che potrei avere con persone diverse da te può spaccare il rapporto. Finora non ne ho sentito il bisogno, ma se accadesse? Non potrei non farti notare che tu hai in abbondanza quello che temo tu vorresti negarmi del tutto".

"Forse ho sollevato il problema troppo presto", disse Rebecca, e Juno rispose: "Non si può ormai far finta di niente. Soprattutto se temi di non poter essere abbastanza serena per avere un figlio - od una figlia, se ha ragione Giaele che un maschio, invecchiando, aumenta la probabilità di concepire figlie femmine anziché figli maschi".

"Quando fai il lipofilling?"

"Dopodomani. Ci vogliono alcuni mesi perché il seno raggiunga la misura definitiva dopo un'operazione del genere. Allora potrò comprare dei reggiseni e degli abiti nuovi, ed accompagnarti alla discussione della tesi".

[Puntata seguente]

martedì 22 agosto 2017

Juno.00002.002 - Aspermer Syndrome Collection - 002


Qualche giorno dopo Juno tornò nello studio medico di Giaele.

“Parlo prima io, o parli prima tu?”, chiese Giaele, e Juno rispose: “Prima le cis”.

“Sono disposta a gestire le banche dello sperma che Anna propone di fare. Ma vorrei che fosse Rebecca ad occuparsi dei locali, delle attrezzature e dell’organizzazione”.

“Lei ha già ricordato che sta per diventare un’ingegnera idraulica, non biomedica. Potrà procurare i locali ed adeguarli alle esigenze di una banca del seme, ma bisognerà assumere un ingegnere biomedico per la scelta e la gestione delle attrezzature”.

“Bene. Se Rebecca ha risposto così vuol dire che ritiene il progetto fattibile, e lo approfondiremo insieme. Tu di che hai bisogno?”

“Sto mettendo pancia!”

“Tesoro, con la scusa che fai molta cultura e poco sport, e che la colazione te la fa Rebecca, il pranzo te lo fo io, la cena te la fa Debora, mangi più di quello che consumi! Dovresti metterti a dieta!”

“Sono golosa! Ed il grasso si accumula in pancia, purtroppo!”

“Perché non hai mai preso ormoni femminili, ed hai un assetto ormonale maschile”.

“E … se facessi un altro lipofilling?”

“Spostare il grasso dal ventre al seno? Si può fare, ma mettiamo anche delle stecche di balena sotto la pelle per impedire alle mammelle di cadere dal petto?”

“Veramente, mi piacerebbe potermi fare il ‘titfuck’ da sola. Se sono un po’ mosce come i fichi maturi, meglio”.

Giaele cadde dalla sedia dal gran ridere, e quando si rialzò disse: “Stai confermando la teoria dell''autoginefilia' di Harry Benjamin, molto avversata dalle organizzazioni trans. E credo che Rebecca ti vieterebbe questa pratica."

"Lei è poli ed io non sono gelosa. Con che faccia potrebbe vietarmi di fare l'amore con me stessa ogni tanto?"

"Hai ragione. Comunque, Juno, non devi per forza avere le tette più grandi della città. Non devi più ‘passare’ per forza. Sappiamo tutti che sei una donna”.

“A Rebecca l’idea di ingrandirmi il seno piacerebbe”.

“Lei ha la tua stessa ossessione. Ho dovuto rifiutarmi di prescriverle degli estrogeni. Le ho fatto notare che non val la pena rischiare un tumore mammario per migliorare l’estetica”.

“Io avrei un’idea per risolvere il problema, ma bisogna prima fondare la banca dello sperma”.

“Cioè?”

“Io e Rebecca diventiamo mamme insieme!”

Giaele aprì la bocca sbigottita, e dopo alcuni minuti disse a Juno: “È solo un’idea tua o ne avete già parlato?”

“Ci abbiamo pensato più volte, ma non seriamente. Ed infatti lei continua ad usare la spirale”.

“Non si fa un figlio solo per aumentare le proprie misure vitali. Ed una volta mamma, Rebecca penserà moltissimo al figlio. Ovviamente io e Debora impazziremo per il nostro nipotino e vi aiuteremo, ma Rebecca dovrà dare la priorità a lui e non a te. Spero che tu non ti senta trascurata”.

“Anch’io impazzirei per un figlio.”

“Od una figlia. Si è notato che la proporzione di spermatozoi con il cromosoma X aumenta con l’età di chi li produce”.

“Meglio ancora. La banca dello sperma servirebbe solo ad aumentare la probabilità di concepire”.

“Prima di ricorrere a mezzi artificiali, assicurati che quelli naturali a tua disposizione siano insufficienti. Ti renderai conto di quanto è faticoso ricorrere alla fecondazione assistita, dopo aver fondato la banca”.

“Ok. Prima però occorre che Rebecca si laurei e faccia l’esame di stato. Si prevede che depositerà la tesi in aprile, si laureerà in giugno, e farà l’esame di stato in novembre”.

“Dopodiché, via la spirale e farlo come se non ci fosse un domani?”

“Più o meno”.

“Juno, qui occorre fare una riunione di famiglia per pianificare tutte le cose che vogliamo fare – non la vostra riproduzione, ovviamente – altrimenti combiniamo un disastro”.

“Dopodomani sera?”

Giaele guardò l’agenda dei turni in ospedale, e rispose: “Per me va bene. Vediamo se sono d’accordo anche Rebecca e Debora”.

lunedì 21 agosto 2017

Juno.00002.001 - Aspermer Syndrome Collection - 001

[Inizio]

"O santo pisello!", strillò un giorno Juno precipitandosi da Giaele, che le chiese: "Che succede?"

"Anna ha avuto una di quelle idee che possono sprofondare l'isola fino all'inferno o farla salire su fino in paradiso!"

"Spiegati".

"Vuole fondare una banca dello sperma riservata alle trans MtF".

"Tutte le banche dello sperma ordinarie congelano lo sperma delle donne trans MtF che intendono iniziare la transizione".

"Già, ma di solito lo raccolgono prima della TOS [Terapia Ormonale Sostitutiva]. Anna vuole crearne una per raccogliere lo sperma di minor qualità che una trans può produrre durante una sospensione della TOS".

"Come hai detto tu stesso, è sperma di minor qualità. Ma ci sono donne trans che hanno fecondato (senza volerlo) donne cis anche senza sospendere la TOS. La proposta è ragionevole, anche se i risultati sono meno buoni che a pensarci per tempo, prima della TOS".

"E fin qui la capisco. Poi ha letto che Richard Branson, nel 2017, aveva annunciato la nascita di una banca dello sperma dedicata alle persone dislessiche ..."

"Era stata una divertente trovata pubblicitaria, anche se ha avuto il merito di proporre la dislessia come diversità e non come disabilità".

"... ed ha proposto la creazione di una banca dello sperma dedicata alle persone Asperger!"

Giaele scoppiò a ridere e disse a Juno: "Tesoro, eri una bambina facile da piccola?"

"Per niente".

"Neanche noi tre sorelle. Scegliere deliberatamente di avere un figlio Aspie richiede un masochismo superiore alla media delle mamme".

"Però l'idea è quella di promuovere la neurodiversità e mostrare che noi Aspie siamo persone preziose".

"Può essere anche una buona idea, ma temo che avrete molti depositanti e poche prelevanti".

"Anna ha trovato anche il nome della banca dello sperma: Aspermer Syndrome Collection".

"Bel gioco di parole. Ma come mai sei ancora sconvolta?"

"Hai sentito parlare dell'assistenza sessuale per i disabili?"

"Certo!"

"Anna vuole una banca dello sperma anche per loro! La chiamerebbe Mitbonim, parola ebraica che lascerebbe intendere che avere figli da questa banca sarebbe un'esperienza trasformativa!"

Giaele sorrise e disse: "Generare un figlio cambia una persona, anche se è l'ennesimo di tanti. Ma è abbastanza difficile pensare che ci siano donne che vogliono rischiare di avere un figlio con disabilità a componente genetica!"

"Sarebbe però la cosa più antinazista che uno può fare nella vita: anziché sterminare le vite prive di valore, oppure trattarle da nemiche del genere umano, ne tramanda i geni. Quest'ossessione nazista per la soppressione dei geni nefasti passò dai disabili agli ebrei - anche se l'antisemitismo nazista aveva altre motivazioni, per i nazisti ebreo era chi aveva un nonno ebreo, qualunque fosse la sua affiliazione religiosa od identità etnica, ed alla fine decisero di risolvere i due problemi allo stesso modo".

"Non sono così antinazista. Ritengo giustificata la perplessità di chi non vuole un figlio con disabilità".

"E non sai che cosa mi ha sconvolto di più!"

"Che cosa?"

"Che Anna non solo vuol fare il corso di assistente sessuale disabili, ma vuole anche impegnarsi nella raccolta della materia prima!"

"E dove la conserva?"

"Mi ha chiesto appunto di aiutarla a trovare un locale adatto ed a procurarle le attrezzature. Per fortuna nel 2014 la Corte Costituzionale ha autorizzato la fecondazione eterologa, quindi l'iniziativa non sarebbe più clandestina".

"Ci vuole un medico per tutto questo".

"Potresti essere tu", osservò Juno, e Giaele rispose: "Ci penserò".

domenica 20 agosto 2017

Juno.00001.005 - Transizione - 005


La biblioteca di "Ebraismo Umanista Sardo" continuava ad arricchirsi, ed un giorno giunse una studentessa di nome Anna per studiarvi e scrivere una tesina su quest'associazione.

Fu accolta molto volentieri, ma Giaele un giorno prese da parte Juno e le chiese:

"Ti sei accorta che Anna è transgender?"

"Certo. Ha il doppio libretto rilasciato dalla sua università. Ci siamo messe d'accordo di non dirlo in giro".

"È giovane, passa molto bene, e la sua ambizione è una vita 'stealth' [in cui nessuno si accorga che è trans]. Me ne sono accorta perché prima della transizione era una mia paziente".

"Abitava qui?"

"Sì. L'università le ha permesso di lasciare quello che fino a qualche anno fa era un ambiente fortemente transfobico, e di adeguare il suo corpo alla sua anima".

Anna era una brava studiosa, e sviluppò perfino un sistema di catalogazione per soggetti adatto ad una biblioteca ebraico-LGBTQIA+ che fu presentato in pubblico al Centro Ebraico Italiano Il Pitigliani di Roma, e le guadagnò dei CFU supplementari.

"Che pensi di fare dopo la laurea?", chiese Juno, ed Anna rispose: "Il TFA [Tirocinio Formativo Attivo] per insegnare alle superiori. Troppo faticoso tentare la carriera accademica, ed inoltre i miei genitori vorrebbero un impiego vicino a casa".

"Eh, sì, qui abbiamo un liceo, e ne abbiamo anche nelle città vicine. I migliori auguri".

Nel frattempo, il tribunale di Macomer (sezione staccata di quello di Oristano) aveva sentenziato la transizione di Leonida in Juno, e Juno e Rebecca avevano deciso di contrarre l'unione civile.

Ma prima di fare le pubblicazioni Juno volle chiedere a Rebecca: "Le unioni civili di questo paese del menga (scusa il lombardismo) non esigono la fedeltà. Vuoi approfittarne?"

"La fedeltà non è solo sessuale - è il poter contare l'uno sull'altro. Corrisponde in questo caso al latino 'fides', al greco 'pistis', e pure all'ebraico 'emunah', grossolanamente tradotto spesso come 'fede religiosa'. Questo tipo di fedeltà te lo prometto".

"E quello sessuale no, vero?"

"Beh, a me piacciono solo le donne. Se mi trovassi incinta, mi farei fare il test del DNA, ma è garantito che saresti tu il padre biologico".

"Però è curioso", osservò Juno, "Non passiamo molto tempo separati, non sembra che tu frequenti uomini che non siano tuoi clienti, e non hai amiche donne. Ti dichiari poliamorosa, ma non capisco con chi hai potuto continuare a praticare questo poliamore mentre frequentavi me".

Rebecca capì che doveva dirglielo, e glielo disse in un oreccchio.

"Davvero?", chiese stupita Juno, e Rebecca confermò: "Non c'è altra possibilità. Se non vuoi unirti a me, ti capirò".

"Non provo scandalo. Ti amo e ti impalmerò".

Per tradizione ebraica gli sposi offrono un banchetto anche ai poveri, e per questo contattarono la Caritas diocesana - questa declinò l'invito (farsi coinvolgere in un'unione civile con una persona trans era pretendere troppo), ma consigliò di rivolgersi invece al locale Comitato della Croce Rossa, ideologicamente più friendly, e non meno impegnata ad assistere i migranti ed i poveri.

Il "festschrift" [opuscolo commemorativo] sul significato del matrimonio che molte coppie ebree commissionano in occasione delle loro nozze fu redatto da Anna - purtroppo, dovette essere stampato e rilegato in copisteria, perché l'editore ebraico italiano più gettonato per queste cose, Belforte di Livorno, aveva una politica editoriale omo-bi-transfobica, ed Anna aveva spiegato tutte le trasformazioni dell'istituto del matrimonio ebraico dalla Bibbia alle moderne sinagoghe LGBTQIA+ americane.

[Fine]

sabato 19 agosto 2017

Juno.00001.004 - Transizione - 004


Il rapporto tra Juno e Rebecca, da amichevole che era ridivenne amoroso, e con l'aiuto di Lucia, dell'ARCI di Nuoro, fu redatto lo statuto del Circolo "Ebraismo Umanista Sardo", configurato come Associazione di Promozione Sociale affiliata all'ARCI.

Il circolo fu registrato all'Agenzia delle Entrate di Nuoro la vigilia della Pasqua ebraica, quando secondo il mito il popolo ebraico si costituì in nazione, ed aveva come presidente Juno, vicepresidente Rebecca, tesoriera e segretaria Debora, consigliere Giaele e Giovanna (la luogotenente dei Carabinieri della città - lei si riservava però di lasciare la carica non appena si fosse trovato un sostituto).

Il comune concesse la biblioteca civica per la presentazione del Circolo, e si presentò un pubblico numeroso che fece tante domande, che si potevano ricondurre a tre argomenti.

Sul primo argomento, Juno ripetè quello che aveva detto a cena a Rebecca, Debora e Giaele: essere ebrei umanisti voleva dire far propria una cultura e voler aderire ad un popolo, non affiliarsi ad una religione - ed il circolo accettava volentieri chiunque fosse interessato alla cultura ed alla storia ebraica, indipendentemente dalla sua identità culturale ed etnica.

Sul conflitto israelo-palestinese, Juno disse che la sua opinione era che israeliani e palestinesi dovessero accettare la spartizione di Eretz Yisrael/Filastin, e per questo dovessero mettersi a trattare seriamente - i dettagli della spartizione li avrebbero discussi i diretti interessati.

Sulle questioni LGBTQIA+, Juno dovette ricordare quello che dice Ezechiele 16:49 - ovvero che Sodoma fu punita per la sua spietatezza con i poveri e gli stranieri, e che perfino il fondatore del cristianesimo era d'accordo, a leggere Matteo 10:1-15 e Luca 10:1-12.

Gli unici brani del Primo Testamento che affrontano inequivocabilmente l'argomento sono Levitico 18:22 e Levitico 20:13, che condannano però soltanto i rapporti anali tra uomini, in quanto cose indegne del popolo santo di Dio. Il rapporto tra Davide e Gionata (1 Samuele 18:1-4) era una storia d'amore, non solo una grande amicizia, su cui l'autore biblico non ha le parole di condanna che riserva invece all'episodio di Davide e Betsabea (2 Samuele 11-12); e pure il rapporto tra il "pais = ragazzo" ed il centurione (Matteo 8:5-13 e Luca 7:1-10) non viene condannato né dagli ebrei contemporanei di Gesù, né da lui stesso, anche se l'insolita benevolenza di un romano verso il proprio giovane schiavo è più che sospetta.

Ci fu chi evocò Genesi 1:27, "Maschio e femmina Dio li creò", e Juno rispose: "Lei mi invita a nozze. Le rispondo nel modo più semplice: se lei rilegge Genesi 1, scopre che Dio creò gli animali acquatici il quinto giorno (Genesi 1:20-23), e gli animali terrestri, uomo compreso, il sesto giorno (Genesi 1:24-31). Quando creò Iddio allora le rane, che sono animali anfibi, quindi sia acquatici che terrestri? Genesi 1 non ce lo dice, e non perché l'autore biblico ignorasse le rane: sono la seconda piaga d'Egitto (Esodo 8:1-16 - cfr. Salmo 77:45 e Salmo 104:30). L'unico modo per non accusare l'autore biblico di aver commesso un errore inescusabile è ammettere che egli non volesse redigere una classificazione completa degli esseri viventi. Anche per la frase: "Maschio e femmina Dio li creò" vale il medesimo ragionamento: il fatto che si parli lì solo di maschi e femmine non vuol dire che non esistano altri generi umani - allo stesso modo in cui il fatto che lì si parli solo di animali acquatici e terrestri non vuol dire che non esistano le rane".

L'osservazione fece ridere la sala, e Juno fu invitato a parlare della sua vita come donna trans; egli preferì non dire molto, ma annunciò che la sua avvocata stava istruendo la pratica per la rettificazione anagrafica del sesso.

Era ormai notorio in città che Juno e Rebecca stavano insieme, e questo diede il destro ad un prete cattolico della città di attaccare Juno in un sermone pronunciato in occasione del matrimonio di due giovani che avevano tanto amore e poco denaro, ma avevano deciso di formare comunque una famiglia, pur potendo invitare alle loro nozze solo il "minimo sindacale" sardo: 300 persone!

Juno incaricò Itria di querelare quel prete (cosa possibile perché lei era sbattezzata), dacché era stata ritenuta particolarmente infamante questa frase: "Beati voi che avete il coraggio di sposarvi e condividere le vostre responsabilità, al contrario di un 'istrangiu = persona di altro paese', che ci sta mostrando di che valori culturali e religiosi si fa portavoce facendo domanda di rettificazione di sesso per avere il pretesto di negare alla propria fidanzata la pienezza dei diritti del matrimonio!"

Itria raccolse un lungo dossier su Juno, quando si faceva ancora chiamare Leonida, e di come egli avesse sempre agito, con la parola e l'azione, per il matrimonio egualitario. Egli avrebbe voluto offrire alla sua nuova moglie gli stessi diritti, da Leonida o Juno, ma la legge italiana, anche per le pressioni della chiesa cattolica, glielo vietava.

Era dunque particolarmente odioso che un suo esponente ufficiale dell'ente che aveva messo Juno nell'impossibilità di sposare colei che amava desse a lei la colpa di questo.

Il vescovo si dovette inoltre schierare contro il prete, in quanto per la chiesa cattolica il transessualismo è una malattia che rende inetti al matrimonio cattolico, e quindi non aveva senso che il prete pretendesse che Juno mantenesse il nome Leonida per sposare Rebecca con tutti i crismi: se si fossero sposati in chiesa, il matrimonio sarebbe stato nullo.

Questo era quello che spaventava di più gli avvocati del vescovo, che si resero conto che gli insulti del prete erano gratuiti ed insensati, perché rimproverava Juno di fare proprio la cosa che la chiesa avrebbe raccomandato in quella situazione - qualsiasi cosa, ma non il matrimonio.

Proposero perciò a nome del vescovo di chiudere la causa senza clamore. Juno avrebbe voluto poter riempire la cattedrale di ranocchie come condizione per accettare le scuse del vescovo, ma Itria la convinse invece a chiedere l'acquisto dell'edizione Steinsaltz del Talmud (testo originale a fronte, con traduzione e commenti in inglese) - considerato che nel Medioevo il Talmud fu messo più volte al rogo su richiesta proprio della chiesa cattolica, questa richiesta era un magnifico contrappasso.

Arrivati i volumi, Juno aprì la biblioteca dell'associazione anche ai seminaristi cattolici, che però non trovavano da leggere solo le Miqraot Gedolot [edizioni ebraiche commentate della Bibbia], il Talmud, il Midrash, ed i commentatori delle successive generazioni, ma anche diversi autori ebrei LGBT o pro LGBT, da Magnus Hirschfeld a Daniel Boyarin, passando per Mario Mieli e Judith Butler.

venerdì 18 agosto 2017

Juno.00001.003 - Transizione - 003


Il mattino dopo Giaele nel suo studio ricevette la più strana delle telefonate - da Juno.

Ella disse: "Giaele, dovrei comprarmi il mio primo reggiseno e non ho idea di che taglia prendere. Qualche giorno fa mi hai misurato dappertutto, e penso che tu mi possa dire la taglia giusta".

Giaele rise sotto i baffi e disse: "Juno, ti capisco, ma non è il compito di un medico. Una ragazza cis di solito per questa cerimonia d'iniziazione si fa consigliare ed accompagnare dalla mamma. Chi può farne le veci nel tuo caso?"

Rebecca lesse le misure del corpo di Juno che aveva preso Giaele e le disse: "Ci sono dei siti web che aiutano a trovare la taglia giusta, partendo da queste misure, ma credo che sia meglio andare in negozio e provare. Non c'è bisogno di spogliarsi e mettere i reggiseni sulla pelle - con un po' di pratica si impara a provarli sopra i vestiti ed a sottrarre i centimetri o le lettere in più".

Juno mise una camicia meno trasparente della sera prima, ed insieme con Rebecca fece il giro delle mercerie della città. Con stupore scoprirono che le grandi marche di intimo trascuravano le grandi taglie, e gli unici negozi che vendevano i capi adatti erano quelli dei cinesi. Essi avevano imparato fin dai tempi delle ossa oracolari che per commerciare occorre sapersi fare i fatti propri, ed aiutarono volentieri Juno a crearsi il suo corredo di biancheria intima.

Dopo lo shopping Juno volle invitare Rebecca a pranzo; la padrona del ristorante conosceva quest'ultima e le disse: "Ti fidanzi e non me lo dici?"

"Pina, siamo solo amiche", rispose Rebecca, ma Pina insistette: "Eh no: mentre voi passavate da un negozio di intimo all'altro io andavo a far la spesa per il mio ristorante e vi ho visto! Quand'è che celebrate la prima unione civile della città?"

"Forse celebreremo addirittura un matrimonio", disse Juno mostrando a Pina la carta di credito - sulla quale era scritto "Leonida" - per pagare il conto.

"Questa poi!", disse Pina dopo aver guardato la carta; poi lei si chinò in avanti per porre la bocca tra le orecchie delle due e disse: "Rebecca, non importa se ti sei presa un uomo o una donna, od una combinazione dei due. Se siete felici, sono felice con voi!"

Quasi piansero i due per la commozione, ed una volta uscite, Juno disse: "Brava! Hai lavorato bene negli anni in cui ti sei dichiarata lesbica ed hai lottato per farti accettare!"

"Già. Ed ora vedendoti insieme con me sarà più facile per loro accettarti come donna", rispose Rebecca, "Soltanto Pina è tanto pignola da guardare il nome sulle carte di credito, e ti ha accettato lo stesso".

L'avvocata Itria ne fu contentissima: "Brava, è stato un colpo da maestro. Continua così".

Anche Assunta apprezzò l'evento e disse: "Cerca anche altre amicizie, non fare il rapporto simbiotico con Rebecca, anche se è una cosa difficile per chi ha la Sindrome di Asperger. Più amicizie hai, più stabile è il tuo equilibrio psichico, e più facile verificare se passi e se gli archetipi che si esprimono in te ti fanno entrare positivamente in rapporto con gli altri".

Juno.00001.002 - Transizione - 002


Giaele aveva anche uno studio medico privato, e lì ricevette Juno. Le chiese: "Vuoi anche una visita medica generale, oppure mi limito a prendere le misure per i gioielli?"

"Facciamo tutto", rispose Juno, e Giaele le fece una visita completa, concludendo: "Buona salute in rapporto all'età. Forse devi cambiarti gli occhiali. Hai mai preso ormoni femminili?"

"No. Il mio seno è opera del chirurgo".

"Forse hai fatto meglio di chi prende invece gli ormoni, perché gli estrogeni non difendono le ossa dall'osteoporosi come il testosterone. Intendi sottoporti a riassegnazione chirurgica del sesso?"

"No. Ho sentito storie orribili, e non voglio rischiare".

"Toh, sono d'accordo anche in questo. Rebecca mi aveva detto che volevi femminilizzarti il viso".

"Non è deciso ancora", rispose Juno, e Giaele disse: "È meno rischiosa dell'altra, comunque".

Giaele consegnò a Juno copia delle sue misure vitali, e gli disse: "Ho saputo che tu e Rebecca vi siete lasciati".

"Vogliamo cose diverse da una relazione amorosa. Tutto qui".

"Ha sofferto un po' per il tuo no, anche se ha cercato di nasconderlo".

"Siamo comunque amici. Se lei vuole parlarmi può farlo".

"Un'occasione ci sarebbe ..."

"Cioè?"

"Debora questi gioielli preferisce consegnarli a casa nostra, perché in negozio manca la privacy. Vuoi che ci sia anche Rebecca oppure le diciamo di trovarsi un impegno?"

"Può esserci".

"Bene", disse Giaele, che poi tirò fuori un catalogo da un cassetto e lo mostrò a Juno dicendo: "Questi sono i gioielli erotici che fa Debora. Dovresti scegliere il tipo che preferisci - ed eventualmente indicare come personalizzarlo. Copia delle misure gliela do io".

Bottoni da costume sardo muliebre.
Juno scelse due piccoli imbuti di filigrana d'oro che coprivano le areole e stringevano (un po') i capezzoli titillandoli - gli intenditori avrebbero detto che somigliavano alla parte conica dei bottoni a forma di mammelle dei costumi sardi da donna; Giaele disse: "Togliteli prima di andare a letto, e lavali con il bagnoschiuma, ed uno spazzolino da denti. Se provocano irritazioni, vieni subito da me. Un seno come il tuo è molto più vulnerabile del mio".

Tre sere dopo, Juno suonò a casa delle tre sorelle per pagare e ritirare i gioielli. Trovò anche Rebecca, a cui diede un bacino sulla guancia, ed aprì il cofanetto dei copriareole.

Così si portano sulla camicia.
I gioielli erano splendidi, Debora mise davanti a Juno uno specchio, e lei si pavoneggiò mettendo i copriareole sopra la camicia; Rebecca sorrideva raggiante verso Juno, che sentì l'impulso di poggiarli sulla maglia di lei, ma Rebecca, quando Juno le avvicinò i gioielli, rise e disse: "Lo sai che non sono della mia misura!"

Giaele, soddisfatta perché un minimo di feeling si stava ristabilendo tra loro, disse: "Juno, dovresti provarli. Devono essere della misura giusta e stuzzicare nel modo giusto senza far male".

"C'è uno stanzino lì con uno specchio", indicò Debora, ma Juno e Rebecca si guardarono intensamente, e decisero di fare a meno dello stanzino. Rebecca aprì la camicia di Juno (le altre due sorelle cercavano di mantenere un contegno professionale), e Juno pose i copriareole sui capezzoli. Si guardò soddisfatta allo specchio, mentre Rebecca era entusiasta, e Debora e Giaele professionalmente sentenziarono che stavano a pennello.

Debora chiese, mentre Juno si chiudeva la camicia: "Vuoi cenare con noi stasera?", e Giaele disse a Juno, quasi sussurrando: "Anche a Rebecca piacciono questi gioielli".

Rebecca colse l'invito e si sbottonò la camicia, mostrando a Juno dei copriareole adatti per il suo corpo, di cui Juno si complimentò prima di riabbottonarle la camicia - è pericoloso mangiare cibi caldi a seno scoperto!

La cena fu deliziosa, e Debora chiese a Juno: "Hai preparato dépliants, opuscoli, QR Codes per un sito web della tua sinagoga umanistica?"

"Non ancora".

"Vedi", disse Giaele, "L'idea ci interessa, anche se non vogliamo diventare ebree, e se tu ci prepari del materiale, io lo metto nella sala d'attesa del mio studio medico, Debora in oreficeria, Rebecca in vetrina insieme con gli annunci immobiliari ..."

"Inoltre", disse Rebecca, "in questa cittadina non mancano le associazioni culturali. Noi ne frequentiamo alcune, tu ne frequenti altre, e distribuiamo il materiale anche a loro".

"Ottima idea. Mi metto domattina all'opera. Uno dei vantaggi dell'essere in pensione è questo", rispose Juno.

Al momento di uscire Juno diede un'occhiata languida a Rebecca, che però la toccò col dito sulla punta del naso e le disse:

"Sto diventando monogama. Mi devi meritare. Non stasera".

"Passo nel tuo ufficio quando il materiale è pronto, allora", disse Juno cercando di contenere il disappunto, "Fra qualche giorno, dunque".

"Ti aspetto", rispose Rebecca, e Juno si avviò verso casa.

Una notifica Facebook illuminò il display dello smartphone di Juno, e quando lo avvicinò al seno mentre lo faceva passare dalla tasca dei pantaloni al viso, si rese conto che la camicia di lino bianco che indossava era alquanto trasparente, ed alla luce del display brillavano i copriareole d'oro.

"Devo comprarmi un reggiseno coprente domani", si disse Juno, "non vorrei che un rapinatore ricorresse al coltello per strapparmeli, se li vede".