mercoledì 18 ottobre 2017

Juno.00006.015 - Trinidad - 015


Juno rendeva felice sua moglie (ed era convinta di aver reso felici anche Yemoja e Xiuhe, quando ne aveva avuto la possibilità, ma aveva un cruccio di cui volle parlare con Rebecca.

"Mi sto chiedendo se è il caso che continui ad essere ebrea", le disse Juno.

Rebecca rispose: "Non sono ebrea, non sono quella che può consigliarti. So che per la tua denominazione, l'ebraismo umanista, l'ebraicità è come l'appartenenza ad una nazione per Ernest Renan - un plebiscito da rinnovare ogni giorno".

"Complimenti per la citazione!", rispose Juno, e Rebecca disse: "Ovviamente, puoi decidere di non rinnovare quest'appartenenza. Ma una decisione del genere è grave, e mi piacerebbe sapere perchè la vuoi prendere".

"Quello che succede in Israele - non solo quello che ha raccontato Yemoja - mi piace sempre di meno. Ed essere ebrea è molto faticoso".

"Mah", disse Rebecca, "Posso solo dirti che penserei al tuo posto. Nessun paese al mondo è all'altezza dei suoi ideali, e nessuna religione al mondo. Da almeno vent'anni mi trovo all'opposizione rispetto a tutti i governi italiani, ed ogni volta che accendo la TV mi chiedo sempre che nuova tortura hanno inventato per farmi più male. Non per questo voglio rinunciare alla cittadinanza italiana".

"Bell'argomento", rispose Juno, e Rebecca disse: "Penso che molti americani sotto Trump e molti israeliani sotto Netanyahu pensino una cosa del genere. Non per questo gettano la spugna e smettono di lottare".

"Essere ebrea non mi ha giovato molto", disse Juno, e Rebecca ribattè: "Non cito JFK, che nel suo discorso di insediamento disse che i suoi concittadini non dovevano chiedersi che cosa il paese poteva fare per loro, ma cosa potevano fare loro per il paese ..."

"Anche se JFK era un cattolico d'origine irlandese, le sue parole sono adatte alla mia situazione", ammise Juno, e Rebecca riprese: "Certo, non hai una comunità da frequentare, ma è una delle conseguenze della Sindrome di Asperger da cui sei affetto come me e le mie sorelle. Non puoi dar la colpa all'ebraismo della tua solitudine - qualsiasi altra comunità religiosa ti metterebbe nella stessa situazione. E, curiosamente, hai scelto una denominazione ebraica che non ha comunità in Europa, e che non può chiederti di frequentarla fisicamente".

"Vero. Altri si lamenterebbero anche che l'ebraismo non li ha fatti ricchi ...", disse Juno, e Rebecca ribattè: "... ma tu mi insegni che lo stereotipo degli ebrei ricchi è appunto uno stereotipo. Il tuo patrimonio è opera delle tue mani, non di una càbala".

"E poi", continuò Rebecca, "Pensa a che cosa ti ha dato l'ebraismo: non hai la rigidità in tema di morale sessuale di molti cattolici, e come disse un tuo vecchio amico veneziano, gli ebrei sono devoti a Dio ma molto curiosi dell'esistenza altrui - non per nulla la maggior parte degli antropologi di vaglia è ebrea. Ed il fatto che la civiltà ebraica sia multiculturale e multilingue impone una grande apertura mentale. Sei riuscita a stabilire ottimi rapporti (non solo sessuali) con una donna nigeriana come Yemoja ed una donna cinese come Xiuhe. Quante sono le persone che conosco capaci di questo?"

"Poche", rispose Juno, "Ma è in parte merito dell'aver lavorato in una multinazionale, non solo della mia ebraicità".

"Va bene", disse Rebecca, "Ma la tua multinazionale non avrebbe potuto nulla contro la tua Sindrome di Asperger, che tende a chiudere le persone in ristretti interessi ed a diffidare dell'umanità (non che abbiano tutti i torti); l'ebraismo ti ha obbligato ad aprirti in maniera superiore a quella di molte neurotipiche".

"Va bene, ho capito, la mia ebraicità mi ha aiutato in modo consistente, anche se ho pagato dei bei prezzi per questo", disse Juno, e Rebecca rispose: "Pazienza per quello che ti è costato. Pensa a quanto ci hai guadagnato!"

"Ed io che volevo fare l''iyalawo' (sacerdotessa ed indovina yoruba)", disse Juno, e Rebecca rispose: "Per soldi? Lascia perdere. Non credo che avresti il coraggio di chiedere dei soldi per una cosa della cui efficacia dubiti tu stessa".

"Aldilà del denaro", osservò Juno, "la religione yoruba ha una notevole profondità spirituale e mi piacerebbe, come già detto, aprirla al dialogo con le 'religioni del libro'".

"Ma non devi diventare un'iyalawo per questo. Puoi chiedere a Xiuhe di avere anche questo genere di rapporti (non solo coniugali, ma anche interreligiosi) con Yemoja, oppure puoi provare tu ad inaugurare questo dialogo", rispose Rebecca.

"Considerato che se ti arruoli in Marina, avrò molto tempo libero", disse Juno facendo ridere Rebecca, "Mi conviene pensare davvero a quest'impresa".

[Puntata seguente]

lunedì 16 ottobre 2017

Juno.00006.014 - Trinidad - 014


Il mattino dopo, Yemoja e Xiuhe rimasero nell'appartamento di Sassari (vi avrebbero abitato fino all'acquisto dell'appartamento più negozio), Debora tornò a Bosa con la figlia Rachele, Juno, Rebecca, Giaele, e le figlie Dina e Lia tornarono a La Maddalena. Juno e Giaele occupavano veicoli diversi, per cui Juno potè esprimere le sue perplessità a Rebecca.

"Quali perplessità?", chiese Rebecca, e Juno rispose: "Se vendiamo il ristorante di Bosa, Debora non ha più il pretesto per venire a Sassari ed 'incontrare' regolarmente te e Giaele".

Rebecca sorrise e disse: "Mi piace la tua 'compersione'! In effetti è vero, dovremo lasciarci come amanti e rimanere semplici banali sorelle. Ma credo che Debora non possa chiedere a Giovanna quello che ho avuto da te e nemmeno Giaele possa chiederlo a Dalia".

"Già. L'avere una moglie ebrea e che finchè viveva da uomo era un 'corporate lawyer' ha i suoi vantaggi: il Levitico non punisce esplicitamente l'incesto tra donne, ed un 'corporate lawyer' dà molta più importanza all'onestà commerciale che alla fedeltà sessuale".

"Esatto. Ma se vuoi continuare a 'frequentare' Yemoja e Xiuhe, te lo permetto".

"Non so se è il caso. Credo che quello che c'è stato tra noi appartenga ad una stagione ormai finita".

"Mai dire mai, soprattutto con te", disse ridendo Rebecca, che aggiunse: "Piuttosto, stavo pensando alla tua carriera a Mariscuola".

"Anche quella mi sta dando più grattacapi che soddisfazioni".

"Io ti proporrei un compromesso: rinunci all'insegnamento dell'informatica (me lo accollo io), e tieni quello di diritto", disse Rebecca, la quale, vedendo la faccia perplessa di Juno, spiegò: "L'informatica è una disciplina amorale, il diritto, te mi insegni, esige invece una grande sensibilità etica".

"Ho capito", rispose Juno, "Tu dici che, se io continuo ad insegnare diritto ed onore ai sottufficiali di Mariscuola, dimostro che tutte le persone trans, ed Asperger (non dimentichiamo che io sono Aspie), sono eticamente non meno dotate di quelle cisgender e neurotipiche".

"Esatto. Massimo risultato con il minimo sforzo".

"Dimenticavamo la causa naturista", osservò ridendo Juno, "Mi farò fotografare mentre correggo i compiti nel campo nudista che stiamo aprendo a Caprera!"

"E se qualcuno vuole tradire la privacy degli allievi sbirciando i compiti", osservò beffarda Juno, "li puoi coprire tutti di scatto con le tue tette!"

Juno rise tanto che il furgone sbandò - per fortuna la strada era deserta e lei riprese subito il controllo del mezzo, dopodichè disse a Rebecca: "Mi hai convinto. Chi ne parla con Dalia?"

La sera Dalia concordò che era una buona idea, e che ne avrebbe parlato con i responsabili di Mariscuola Maddalena, ma aggiunse: "Rebecca, non è che tu vuoi tornare a fare l'ingegnera? Juno non sembra voler rispolverare la sua laurea in giurisprudenza, ma tu forse vuoi realizzarti professionalmente anche da questo punto di vista!"

"Mi piacerebbe arruolarmi. Un'ingegnera idraulica è il negativo di un'ingegnera navale: l'idraulica tiene l'acqua dentro un contenitore e magari ce la muove, la navale la tiene fuori, e ci si muove. Non è che avete bisogno di un'ingegnera come ufficiale a ferma prefissata?"

"Sì, ma non a bordo di una nave. Esiste un Corpo del Genio della Marina, specialità Infrastrutture, che ha bisogno appunto di ingegneri per progettare, costruire, gestire e ristrutturare basi navali. Non ti chiede di trasformarti in un'ingegnera navale, ma di dare il meglio di te come ingegnera civile ed idraulica".

"Mi tieni informata?", chiese Rebecca, e Dalia rispose: "Tutto quello che devi sapere lo trovi sul Web. Vuoi che comunichi che anche tu, come Giaele, vuoi arruolarti in Marina?"

"Ti do conferma fra qualche giorno", rispose entusiasta Rebecca, mentre Juno disse: "A me invece non mi vuole nessuno!"

"Tesoro", rispose Dalia, "hai superato i limiti di età per queste cose. Ma sei sempre in grado di far felice tua moglie, e dovresti apprezzarlo!"

"Non è solo in grado", corresse Rebecca, "Ci riesce alla grande!"

domenica 15 ottobre 2017

Juno.00006.013 - Trinidad - 013


Juno vedeva in Giaele più una "whistleblower = rivelatrice di scandali" che un'ufficiale tutta valore e disciplina, ma pensò che in un medico militare l'onore impone dei doveri anche verso i nemici, e perciò l'indipendenza di pensiero è di grande importanza.

Le fece i migliori auguri, ed invitò tutte le presenti ad abbozzare l'agenda per i mesi successivi:

01. Firma del preliminare d'acquisto dell'appartamento più negozio;

02. Matrimonio a Lisbona;

03. Richiesta di trascrizione a Sassari (Tel Aviv avrebbe aspettato);

04. Rogito dell'acquisto dell'appartamento più negozio e contestuale accensione del mutuo;

05. Assunzione di Yemoja come responsabile medico della banca dello sperma Aspermer;

06. Firma del contratto di affitto dell'appartamento più negozio per la banca dello sperma;

06. Trasferimento della sede della banca dello sperma a Sassari;

07. Giaele partecipa al concorso per medico di bordo, come ufficiale a ferma prefissata;

08. Giaele e Dalia contraggono l'unione civile.

Rebecca chiede alla sorella: "Debora, quando tocca anche a te?"

"Unirmi civilmente con Giovanna? Sarebbe una bella idea, ma faccio sempre più fatica a gestire l'oreficeria di famiglia ed il ristorante. Per fortuna il campo nudista è in via di smantellamento".

"Cosa rende di più?", chiese Juno, e Debora rispose: "L'oreficeria, ovviamente, anche se la gente è più oculata nel comprare oro, e vedo che ora bada più al peso che alla lavorazione".

"Il ragionamento di chi vede nell'oro un bene rifugio anziché il substrato di un'opera d'arte", osservò Juno.

"Esatto", osservò Debora, e Juno chiese licenza di appartarsi con Rebecca in un'altra stanza.

Tutte risero, e Yemoja si permise pure di commentare: "Lo faremo stasera l'amore - non potete aspettare alcune ore?"

Juno si rannuvolò in viso, e Rebecca spiegò: "Certo che possiamo aspettare per quello. Oltretutto farlo 'a gloria', come dicono in Toscana, lo trovo più bello. Ma Juno vuole probabilmente dire qualcosa prima a me e poi a voi".

Juno propose nell'altra stanza di trasferire anche il ristorante da Bosa a Sassari, e Rebecca rispose: "Perché? Debora dice che rende meno dell'oreficeria, ma si mantiene e dei piccoli utili li fornisce. Portarlo a Sassari significherebbe privarlo dell'avviamento. Ed a Sassari chi lo gestisce? Tu?"

"Pensavo ..."

"Debora ha ragione a dire che non può continuare ad occuparsi di due attività, ma bisogna pensarle meglio queste cose. Poi, dovresti lasciare l'insegnamento a La Maddalena, che vedo che ti piace tanto", ribattè Rebecca.

"Non rende quanto renderebbe occuparsi del ristorante a tempo pieno. Io ho già dimostrato che una persona trans può insegnare in una scuola militare guadagnandosi il rispetto dei colleghi, civili e militari, e degli allievi. Potrei considerare terminato il mio compito a Mariscuola Maddalena".

"Ti piacciono La Maddalena e Caprera?", chiese Rebecca, e Juno assentì.

"Io ho l'ambizione di far fare alle tue figlie una scuola militare, ed il modo migliore è rimanere a La Maddalena. Il ristorante crudista di Bosa dobbiamo cercare di venderlo, se è troppo gravoso per gli utili che dà".

"Chi lo potrebbe comprare?"

"Il ristorante è naturista vegano crudista, possiamo pubblicare degli annunci sulle riviste per queste persone. Io direi di porci l'obbiettivo di venderlo entro l'autunno dell'anno prossimo, e nel frattempo sistemiamo i problemi che ha - tecnici e finanziari, in modo che il compratore non trovi sorprese e sia contento dell'acquisto".

"I problemi tecnici sono risolti", disse Juno, "Quelli finanziari meritano un impegno straordinario, ma tutti i debiti saranno pagati prima della vendita".

A quel punto Juno e Rebecca tornarono dalle altre persone della famiglia, e spiegarono la loro proposta di vendere l'anno successivo il ristorante "Pardes Rimmonim" di Bosa. Debora disse: "Ok, posso gestirlo per un altro anno ancora. Ma poi voglio anch'io unirmi civilmente con Giovanna".

Alla scaletta furono quindi aggiunti i punti:

09. Vendita ristorante "Pardes Rimmonim" di Bosa;

10. Unione civile tra Debora e Giovanna.

E la riunione si sciolse, o meglio, cambiò oggetto, con le bimbe che andarono a dormire, e le adulte che fecero l'amore ognuna con chi amava.

sabato 14 ottobre 2017

Juno.00006.012 - Trinidad - 012


Finchè Yemoja e Xiuhe si godevano (letteralmente) l'appartamento di Sassari, le sorelle Dejana e Juno non poterono far molto, ma quando loro due partirono per la convivenza di prova in Israele, subito cambiarono l'arredamento, in modo da renderlo perfettamente idoneo sia alla frequenza universitaria delle figlie (ognuna delle loro camere fu dotata di un letto matrimoniale, di armadio quattro stagioni, di scrivania e scaffale per i libri chiuso da delle antine di vetro - dettaglio su cui aveva insistito parecchio Juno, che soffriva di allergia alla polvere, e pensava che le antine avrebbe frenato il diffondersi degli acari dai libri alle lenzuola ed ai materassi), sia alle ammucchiate delle sorelle, con la loro grande camera con un letto a tre piazze ed un bagno privato ricavato in quello che nelle intenzioni del costruttore era un ripostiglio.

Per quanto indaffarate a divertirsi ed a visitare il paese d'Israele, Yemoja e Xiuhe ogni tanto si collegavano via Skype con le sorelle Dejana, e promettevano a Juno notti torride al loro ritorno in Italia - ma solo negli ultimi due giorni ammisero che avevano deciso di lasciare Israele e stabilirsi in Italia.

"Come mai?", chiese Rebecca via Skype, senza aver risposta; lei si voltò verso Juno, che aveva la faccia di chi aveva capito fin dall'inizio che sarebbe finita così, ma a Rebecca disse solo: "Le mie supposizioni valgono meno di un fazzoletto usato. Quando verranno a Sassari, ci spiegheranno tutto loro".

A Sassari si tenne un'altra cena naturista nell'appartamento rinnovato, e Yemoja spiegò tutto alle sorelle Dejana ed a Juno: "Israele è un magnifico paese, ma il razzismo lì è estremamente virulento".

Juno silenziosamente annuì col capo, Rebecca lo notò con sdegno, e Yemoja riprese: "Me ne sono resa conto quando ho visto tante donne anziane caucasiche accompagnate ai parchi pubblici da delle badanti asiatiche. So che in Europa occidentale la maggior parte delle badanti viene dall'Europa orientale, e mi sono stupita parecchio del fatto che Israele non avesse imitato questo esempio ..."

Xiuhe intervenne: "Ho spiegato a Yemoja che il governo israeliano ha stipulato un accordo con quello filippino per l'invio di un nutrito contingente di badanti ..."

"Ed io mi sono dovuta chiedere perché proprio alle Filippine le hanno chieste, e non ad altri paesi", disse irata Yemoja, "E la spiegazione me l'ha data una mappa che indicava la provenienza degli ebrei israeliani: quasi tutti europei, una quantità non trascurabile dall'Africa e dal Vicino e Medio Oriente, Xiuhe è una delle poche ebree di aspetto asiatico".

"La conclusione che ha tratto Yemoja", spiegò Xiuhe, "Era che il governo israeliano avesse bisogno di badanti straniere che non riuscissero a 'passare' da ebree, perché il loro aspetto le avrebbe tradite".

"Esatto: si è creata scientemente una situazione simile a quella americana di prima della Guerra di Secessione", quasi strillò Yemoja, "In cui i bianchi erano liberi fino a prova contraria (ovvero, che erano schiavi finché non estinguevano un loro debito), i neri schiavi (per la vita!) fino a prova contraria. Xiuhe ha la prova contraria, può dimostrare di essere ebrea, e chi ci prova a trattarla male, non appena vede il certificato di ebraicità si scusa e la tratta con il rispetto dovuto a tutti gli esseri umani. A me non mi hanno mai trattato male in Israele, perché il dubbio che io fossi ebrea c'era, ma non è che posso essere felice di una situazione così. Un'ingiustiza non mi rende felice solo perché non ne sono vittima!".

"Capisco", disse Rebecca, e Juno rincarò: "Avevo notato questo l'ultima volta che mi ero recata in Israele, e pensai: 'Capita anche in Italia che un immigrato clandestino distrugga i suoi documenti per rendere impossibile identificare se stesso ed il paese in cui rimpatriarlo. Un accordo del genere invece consente alla polizia israeliana, ogni volta che rinviene una persona di aspetto asiatico senza documenti, di caricarla senza complimenti sul primo aereo per le Filippine facendosi meno domande sul che ne sarà di chi vende la sua auto usata'".

"Juno, potevi dircelo che ci sarebbe capitato questo!", disse Yemoja, e Juno rispose: "Un'ebrea spera sempre che il suo paese migliori. Sono delusa come te".

"In ogni caso, mi ha convinta a venire a vivere a Sassari", disse Xiuhe, "Avete altre informazioni su quell'appartamento con negozio?"

"C'è stato il quarto ribasso", rispose Rebecca, mostrando loro la scheda dell'immobile redatta dall'agenzia immobiliare, e Juno chiese bruscamente: "Come pensate di pagare?".

Xiuhe rispose: "Posso pagare quel prezzo con un bonifico. Se ci sono ulteriori tasse e diritti, non posso pagare anche quelli".

"Uhi", disse Rebecca, e Juno disse: "Forse c'è una soluzione: chiedete un prestito ad una banca e facciamo da garanti".

"Chi nasce mallevadore muore pagatore", disse Rebecca, e Juno rispose: "Se Yemoja e Xiuhe si presentano ad una banca, è improbabile che essa presti loro il denaro, e se lo fa pretende tassi al limite dell'usura. Se garantiamo noi, la concessione è certa ed il tasso abbordabile".

"E come rimborsate il prestito?", chiese Rebecca, e Yemoja e Xiuhe risposero: "Apriremo uno studio medico. Vuoi che due ginecologhe abilitate non trovino delle clienti?"

Giaele rispose: "I medici in Italia scarseggiano, ma voi due faticherete a trovare lavoro. L'ideale sarebbe per voi iscrivervi al Servizio Sanitario Nazionale, ma le graduatorie sono piene. Vi conviene provarci lo stesso, ma intanto dovrete davvero aprire uno studio medico e dedicarvi alla libera professione".

"Oltretutto", osservò Rebecca, "la ginecologia esige non solo perizia tecnica, ma anche fiducia e feeling tra medico e paziente. Difficilmente una donna cambia ginecologo, ed il crollo della natalità non vi porterà tante nuove pazienti".

"Non esagerare, Rebecca", disse Giaele, "Se il tuo ginecologo va in pensione, oppure trova tutte le scuse per non prescriverti il contraccettivo che fa per te, oppure sottovaluta i tuoi disturbi (capita anche questo), uno nuovo te lo devi cercare".

Juno intanto stava confrontando dei mutui copiandone le specifiche da Internet ed incollandole su eXcel, ed alla fine chiese: "Giaele, due anni bastano secondo te ad avviare uno studio medico?"

"Diciamo che bastano sei mesi per capire se lo studio funzionerà o meno", rispose Giaele, e Juno spiegò: "Ho trovato un'interessante proposta di mutuo ventennale, con preammortamento di 24 mesi - ovvero, per due anni paghereste solo gli interessi. E sono appena la metà dell'affitto che vi pagheremmo (a prezzo di mercato) trasferendo la banca dello sperma da voi".

Xiuhe guardò Yemoja e disse a Juno: "In pratica, voi ci sovvenzionereste per due anni, pagando il mutuo e dandoci pure del denaro per vivere?"

"Esatto. Avete due anni per avviare lo studio", disse Juno", "Dopo vi cederemmo la banca dello sperma, se vi interessa gestirla".

"Sarebbe una bella idea", disse Yemoja, e Giaele aggiunse: "Se io non mi devo più occupare della banca dello sperma, posso anche realizzare il sogno della mia vita ..."

"Sposare Dalia?", chiese Rebecca, e Giaele rispose: "E partecipare al concorso per allievi ufficiali in ferma prefissata - la mia ambizione è diventare medico di bordo".

"Bello!", disse Debora, che aggiunse: "Ti avverto che un ufficiale reclutato in quel concorso può diventare al massimo capitano di vascello - codice NATO OF-5, l'equivalente del colonnello nell'esercito. Dalia è entrata da giovane nell'accademia navale, e può ambire a qualsiasi grado, anche Capo di Stato Maggiore della Difesa, codice NATO OF-10. Sei disposta ad obbedirle quando sei in servizio?"

"Chi entra nelle forze armate sa che deve obbedire. L'OF-10 obbedisce alla bandiera, cioè al Capo dello Stato. L'obbedienza è l'ultimo dei problemi per me".

venerdì 13 ottobre 2017

Juno.00006.011 - Trinidad - 011


Rogato l'atto, l'agente immobiliare disse a Juno: "Mi avevi detto che ti interessava una combinazione residenziale più commerciale".

"Abbiamo comprato questa casa, quindi non più", disse Juno, ma Xiuhe intervenne: "Si può spiegare meglio?"

"Avevo proposto a Juno un trilocale adatto a due persone per viverci, venduto insieme con un negozio adattabile a qualsiasi cosa. Si trova qui a Sassari, ma non trova acquirenti. È la terza volta che ribasso il prezzo".

"A che stai pensando?", chiese sottovoce Yemoja, e Xiuhe rispose: "Ho una proposta da farti".

L'agente intervenne: "In Italia anche gli stranieri possono comprare immobili. Basta pagare".

"Potrebbe farci visitare l'immobile?", chiese Xiuhe, e l'agente disse: "È dall'altra parte della strada. Ho le chiavi, ve lo mostro subito".

Vennero anche le sorelle e le figlie Dejana, e Juno, e notarono che l'appartamento era sufficiente per due, specialmente se dormivano entrambe nella camera grande, ed adattavano l'altra a studio. Il negozio era invece molto interessante: grande, senza barriere architettoniche tra la strada ed il piano rialzato, e pure tra il piano rialzato ed il garage.

"Era un piccolo supermercato, e la rampa serviva a spingere i roller dal garage al piano delle vendite", spiegò l'agente.

"Si potrebbe farne uno studio medico?", chiese Xiuhe, e l'agente rispose: "Dovrei informarmi. Non mi è mai capitato di occuparmene e non vorrei dire sciocchezze".

Xiuhe estrasse il suo biglietto di visita israeliano, aggiunse a penna il suo numero di telefono italiano, e lo diede all'agente dicendogli: "Quando lo sa mi chiami".

Una volta a casa Juno chiese a Xiuhe: "Vuoi comprare appartamento e negozio e stabilirti in Sardegna?"

Xiuhe rispose: "Dipende da due persone: Yemoja e Giaele. Io vorrei invitare Yemoja in Israele, ora che ha un passaporto italiano in quanto rifugiata, così vede com'è il mio paese, e se preferisce vivere lì o qui. Per quanto riguarda Giaele, lei riesce a seguire da La Maddalena una banca dello sperma che si trova a Bosa?"

"Con estrema difficoltà", rispose Giaele, "Anche per questo Juno aveva proposto ad una di voi due di gestirla".

Yemoja intervenne: "Ma se io e Xiuhe decidessimo di vivere in Israele?"

Xiuhe rispose: "Non compro l'immobile qui a Sassari. Preciso che attualmente vivo nella foresteria dell'ospedale israeliano in cui lavoro, e che ho ancora tutti i risparmi della Cina qui a Sassari. Se decidiamo di vivere in Israele, compro casa lì; altrimenti, la compriamo qui".

Giaele aggiunse: "Stavo verificando la possibilità di trasferire la banca dello sperma da Bosa a La Maddalena. Se invece la gestite voi, e comprate quell'immobile, la portiamo a Sassari".

Juno ci pensò un attimo e disse: "Aspettate un attimo. Se compriamo un immobile per la banca dello sperma a La Maddalena, la gestione non cambia; se Xiuhe compra l'immobile a Sassari e vi trasferiamo la banca dello sperma, occorre pagarle l'affitto!"

"Non volevo spennarvi!", precisò Xiuhe, "E se ho preso bene le misure, c'è spazio anche per un paio di studi medici - il mio e quello di Yemoja! Possiamo farvi un prezzo di favore!"

"L'immobile che ora ospita la banca dello sperma potremmo darlo in affitto, e questo aiuterebbe a pagare l'affitto a Xiuhe e Yemoja", osservò Debora.

Juno avvertì: "Ragazze, sono cambiamenti molto radicali nelle nostre vite. Xiuhe ha fatto 'aliyah ed ora dovrebbe andare a vivere nella golah (= diaspora) insieme con la sua bella. Noi dovevamo stare a La Maddalena per pochi anni, e per questo non avevamo spostato la banca dello sperma, ed ora dobbiamo rassegnarci a darla in gestione ad altre persone. Non possiamo decidere immediatamente cose come questa!"

"Certo", disse Xiuhe, "il convegno finisce dopodomani, poi io e Yemoja passiamo un paio di settimane di vacanza a Sassari, se non vi disturba ospitarci ..."

"Certo che no", rispose Rebecca.

"E poi porto Yemoja in Israele, per altre due settimane. Se la coppia non è già scoppiata, allora facciamo le carte per un matrimonio in Portogallo, e poi decidiamo in che paese venire a vivere".

"Bello!", disse Yemoja, e le altre assentirono.

"È ora di pranzo", disse Rebecca, "Mangiamo e poi lasciamo sole le colombelle".

Così fu: Debora e Rachele tornarono a Bosa; Juno, Rebecca, Dina, Giaele e Lia a La Maddalena.

Durante il viaggio Rebecca chiese a Juno: "Che pensi dei progetti di Xiuhe?"

"Che lei dev'essersi resa conto che vivere in Israele non è così facile. In effetti, con i soldi che a Tel Aviv basterebbero appena per un appartamentino a Sassari può comprare una magione - oppure l'appartamento congiunto con il negozio che ha proposto l'agente immobiliare".

"Sarebbe meglio chiedergli di farci vedere altri immobili simili", disse Rebecca, "Chi si fissa su un immobile lo paga più di quello che vale".

"Io di te sono contenta", rispose Juno, "Vali molto molto di più di quello che avrei immaginato!", e Rebecca le disse di fermarsi per baciarla.

Juno.00006.010 - Trinidad - 010


Dopo cena, mentre Juno lavava i piatti (non c'era la lavastoviglie, ma per fortuna i cibi crudi non si attaccano ai piatti ed alle posate), le altre donne decidevano in quali camere andare a dormire.

Alla fine, Rebecca disse a Juno: "Abbiamo deciso così: le figlie vanno ognuna nella sua camera - sarà quella che useranno quando andranno all'università; io e le mie sorelle gonfiamo i materassini pneumatici e dormiamo in salotto, Yemoja e Xiuhe nella camera grande con il lettone a tre piazze".

"Ed io?", chiese Juno, e Xiuhe rispose: "Io e Yemoja ci siamo consultate: il nostro lettone ha una piazza di troppo, e mentre ci portavi qui a Sassari hai fatto la brava. Ti facciamo dormire nel nostro letto. Ti servono i tappi nelle orecchie?"

"Mia moglie si lamenta che russo parecchio", osservò Juno (Yemoja ridendo confermò), e riprese: "Forse serviranno a voi i tappi nelle orecchie".

"E le dolci paroline d'amore come ce le diciamo?", rispose divertita Yemoja, "Proposta respinta. Ti do un bacino per ringraziarti di aver lavato i piatti e poi andiamo a letto".

Il mattino dopo Juno si alzò prima di Yemoja e Xiuhe (che si erano stancate per bene), bussò delicatamente alla porta del salotto, e Rebecca rispose: "Avanti".

Si era alzata anche lei, mentre Debora e Giaele erano ancora abbracciate sui materassini pneumatici, e chiese a Juno: "Dormito bene?"

"Anche".

"La furbetta!", disse Rebecca, "Con chi non hai dormito?"

"Ad un certo punto Yemoja mi ha delicatamente svegliato e lo ha voluto fare con me, mentre Xiuhe dava un sorriso di approvazione. Dopo lo ha voluto fare anche lei, ed infine abbiamo fatto delle vere cose a tre, in cui ci succhiavamo i seni e ci toccavamo a vicenda".

"Potevi invitarmi", disse Rebecca, ma Juno disse: "So che quando sei con le tue sorelle non vuoi essere disturbata, e non ero certa che ti volessero. Ma forse arriverà anche la tua occasione".

"Scherzavo infatti", disse Rebecca, che porse a Juno la colazione e disse: "Sai che dobbiamo fare oggi?"

"L'amore?"

Rebecca rise (si era parecchio affaticata anche lei quella notte, e la vulva le avrebbe fatto male anche solo a guardarla) e disse: "Come premio dopo aver ..."

"Fatto la spesa?"

"Per quello ti tocco solo le 'tettine' (chiamiamole così)", ribattè Rebecca, e Juno finse di capire solo allora: "Rogato la compravendita di questa casa?"

"Brava. Faremo allora un'orgia che durerà finchè non avremo i capelli bianchi!"

"Vaste programme!", commentò Juno citando De Gaulle.

Anche Giaele e Debora si alzarono e fecero colazione; la sera prima si era pattuito che Yemoja, Xiuhe e le figlie avrebbero dormito fino al ritorno dalla spesa di Juno, Rebecca, Giaele, Debora, ed avrebbero fatto allora colazione insieme con le figlie prima di andare a visitare Sassari.

Quando Juno, moglie e cognate rientrarono, Juno commentò sottovoce: "Bisogna migliorare l'isolamento acustico. Non so se è educativo per le figlie sapere che le nostre ospiti hanno aperto gli occhi e si stanno divertendo".

"Lo dovremmo fare anche a La Maddalena, tesoro", osservò sorridendo Rebecca, "Mi procurerò il polistirolo. Mi dai una mano a posarlo poi?"

"Certo, amore".

Qualche minuto dopo uscirono dalla loro stanza Yemoja e Xiuhe, che abbracciarono Rebecca, Giaele e Debora, diedero dei bacini a Juno e dissero a Rebecca: "Hai una moglie fantastica!"

Rebecca ringraziò dicendo: "Le ho insegnato bene", e mentre le ospiti andavano a farsi la doccia (insieme!), Rebecca chiese a Juno: "Yemoja diceva che Xiuhe era bloccata sessualmente ...", e Juno rispose: "Non mi è parso. Forse Yemoja l'ha convertita all''osunalità', ovvero la versione africana della liberazione sessuale, ispirata ad Oshun, l'orisha dell'amore".

"L'equivalente yoruba di Astarte ed Afrodite?", chiese Debora, e Juno rispose: "Pressappoco. Ma nei 'pataki = miti yoruba' Oshun è sorella di Yemoja, che corrisponde invece ad Era, che nel mito greco ha solo una lontana parentela con Afrodite".

"Dipende dai miti", precisò Debora, "Secondo Esiodo, quando Crono evirò il padre Urano, il suo organo cadde in mare e diede vita ad Afrodite. Crono ebbe da Rea i fratelli gemelli (e sposi) Zeus ed Era; quindi, a dar retta ad Esiodo, avendo Afrodite per padre il nonno di Era, è la zia di quest'ultima!"

"Perdindirindina", osservò Juno, "Di solito si rappresenta Era come più vecchia di Afrodite!"

"Certo", rispose Debora, "chi lo fa dà invece retta ad Omero, secondo cui Afrodite era figlia di Zeus e Dione - non aveva alcuna parentela con Era, ed anzi apparteneva alla generazione successiva".

"Sono scusato allora", disse Juno, "se a quest'ora del mattino penso più volentieri ad Afrodite che a sua nipote?"

Rebecca rise, prese Juno per un braccio e disse: "Amore, lo sappiamo tutte che ad Afrodite pensi ventiquattro ore su ventiquattro! E per nostra fortuna!"

Si erano nel frattempo alzate le figlie, che chiesero alle mamme: "Come mai siete vestite anche se siamo in casa da sole?"

"Perchè mentre dormivate siamo andate a fare la spesa", rispose Rebecca per tutte, "E fra poco usciamo di nuovo. Anzi, vestitevi anche voi perché dovete venire con noi".

"Dove?"

"Dal notaio. Questa bella casa la dobbiamo pagare".

Erano uscite dalla doccia Yemoja e Xiuhe, dissero: "Facciamo colazione prima di vestirci?"

"Va bene", rispose Rebecca, "C'è tempo, ci spogliamo, così costituiamo un'unica famiglia naturista", e di questo anche le bambine furono contente.

"Yemoja", chiese poi Rebecca, "Mi puoi spiegare cos'è l''osunalità'?"

Yemoja ci pensò un attimo e disse: "Mi sa che mi conviene organizzare un ciclo di conferenze sull'argomento", al che Xiuhe aggiunse: "Magari con l'aiuto dell'associazione LGBTQIA+ che ti ha osptato nei primi giorni".

"Ottima idea", osservò Juno, "Ma in due parole, di che si tratta?"

"Il concetto lo ha inventato la femminista Nkiru Nzegwu, che insegna studi africani all'Università di Brighamton, nello stato di New York. L'osunalità pone l'accento sull'essere protagoniste, sulla conoscenza e sul piacere sessuale femminile, anzi su tutta la sequenza che parte dal desiderio della donna fino alla crescita dei figli. La reciprocità nel piacere è fondamentale, ma anche il non limitare la sessualità alla copulazione. Io e Xiuhe avevamo del piacere arretrato da darci, ma l'osunalità vuole che si vada oltre il godimento, che la sessualità diventi sensualità ed informi la vita personale e sociale in modo egualitario, con le donne che con coraggio ed anche sfrontatezza esprimono la loro sessualità".

"E questa è la funzione di Oshun?", chiese Debora, e Yemoja annuì.

Juno ricordò l'appuntamento con il notaio, tutte si vestirono ed andarono a rogare l'atto. Rebecca chiese a Yemoja e Xiuhe se volevano fare da testimoni, ed acconsentirono - rendendosi vagamente conto che questo significava inserirle nella cerchia familiare delle sorelle Dejana (Rebecca, Giaele, Debora).

giovedì 12 ottobre 2017

Juno.00006.009 - Trinidad - 009


Quando Xiuhe arrivò all'aeroporto di Olbia, Juno si era decisa infine ad acquistare un nuovo furgone frigorifero, a quattro posti, che permise a Rebecca e Giaele di recarsi a Sassari con le loro figlie Dina e Lia, mentre Juno con il furgone a tre posti aveva portato Yemoja all'aeroporto per incontrare Xiuhe che scendeva dall'aereo.

Come farsi riconoscere in mezzo ai tanti familiari? Juno disse a Yemoja di appostarsi all'uscita dell'area ritiro bagagli sollevando un cartello con la scritta "Qabalat Neshiqot". Quando Xiuhe lo vide, scoppiò a ridere, ed andò a ritirare ciò che le era stato promesso.

Yemoja fu contentissima dei baci di Xiuhe, ma le chiese: "Non mi ha detto Juno che vuol dire il cartello. Non è che ti ho promesso una settimana in cui non sappiamo nemmeno se fuori c'è il sole o la luna?"

"Se vuoi sposto il volo di ritorno appunto di una settimana", rispose arrossendo Xiuhe, che poi spiegò: "'Qabalat Neshiqot' significa 'Ritiro baci'. In ebraico 'neshiqah' vuol dire 'bacio', 'nesheq' vuol dire 'arma', e negli aeroporti israeliani c'è il cartello 'Qabalat Nesheq = Ritiro armi', dove chi viaggia armato può consegnare o riprendersi la sua arma".

"E l'ebrea pacifista Juno vorrebbe sostituire tutti i cartelli negli aeroporti israeliani", disse ridendo Yemoja, e Xiuhe rispose: "Sarebbe bellissimo, ma non so quando sarà possibile".

Juno offrì da bere a Xiuhe ed Yemoja, e poi spiegò: "Abbiamo pensato di offrirvi ospitalità nel nostro appartamento di Sassari, molto vicino al luogo del convegno. Io vi porterei direttamente lì. Mia moglie Rebecca e mia cognata Giaele sono già lì e stanno preparando la cena per tutte quante".

Yemoja precisò: "Io ho le chiavi, e mi sono permessa di farne una copia anche per te, per il caso noi due dobbiamo uscire separatamente ...".

"Ottima idea", commentò Xiuhe, e Yemoja aggiunse: "C'è però una condizione: una sera ogni due Rebecca, Giaele e Debora vengono nel nostro appartamento a fare l'amore".

"C'è una stanza per loro?", chiese Xiuhe, e Juno rispose: "Si. Non vi disturberete a vicenda". Xiuhe allora disse: "Siamo a posto, allora. Se servono dei buoni consigli glieli possiamo anche dare".

Caricati i bagagli di Xiuhe sul furgone, Juno si sedette alla guida, e Yemoja e Xiuhe nei due sedili a fianco. Uscite dall'aeroporto, Yemoja cominciò a baciare Xiuhe appassionatamente ed a carezzarla lascivamente; Xiuhe avrebbe voluto ricambiare, ma si sentiva inibita, e Juno disse: "Sono un'autista molto professionale. Non vedo voi, vedo solo la strada. Ed in Sardegna è raro trovare case isolate fuori dagli abitati - non vi vedrà nessuno. Fate pure quello che vi piace".

Xiuhe constatò che la campagna era appunto deserta, una deliziosa luna piena ispirava anche lei, Juno reclinò parzialmente lo schienale del loro sedile, e le due donne fecero quello che a loro piacque finché Juno non dovette dire: "Fra pochi minuti entriamo in città. È meglio che vi rivestiate, fanciulle".

L'appartamento di Sassari era veramente grande - anche nelle tre stanze destinate alle figlie era possibile inserire un letto matrimoniale. Aprì la porta Rebecca, che aveva indosso solo una vestaglia, così come Giaele e Debora, mentre le tre figlie erano come mamma le aveva fatte.

Xiuhe e Yemoja capirono che sarebbe stata una cena naturista e sorrisero, e Juno disse: "Qui ci sono due bagni con doccia. Ognuna scelga il suo e poi si sieda a tavola. La cena è crudista e quasi pronta".

Xiuhe guardò uno dei bagni e disse: "La cabina doccia è abbastanza grande per entrambe. Vieni qui dentro con me, Yemoja?"

Tutte sorrisero, e Juno disse: "Ho capito, io approfitto dell'altro bagno".

A cena Xiuhe parlò della sua vita di cinese proveniente da un'antica famiglia ebraica - la comunità di Kaifeng era stata fondata verso il 9° Secolo EV da ebrei provenienti dalla Persia o dall'India, ma le era stato difficile mantenere i contatti con il resto del mondo ebraico, e si era con il tempo assimilata.

Sua madre aveva voluto ritornare alle sue radici, e per por fine ai dubbi sul suo stato aveva deciso di convertirsi all'ebraismo ortodosso - perciò Xiuhe era ebrea per nascita. Aveva la passione per la medicina ed un padre che le aveva insegnato il valore della sessualità baciando spesso e pubblicamente la mamma, e perciò Xiuhe decise di studiare ginecologia.

Era venuta a contatto sia con gli insegnamenti taoisti che con quelli cabalisti sulla sessualità, e stava scrivendo un libro in cui cercava di ibridare le due tradizioni. Personalmente però, lei si sentiva più una teorica che una pratica della sessualità, anche perchè le era difficile trovare persone che la facessero sentire a suo agio. L'unica era stata Yemoja, una donna con un background molto diverso dal suo.

Juno osservò: "Delle affinità ci sono, però, tra la tradizione yoruba e quella cabalistica. Per quel po' che sono riuscita ad imparare finora, gli 'Orisha' non sono divinità, ma ricettacoli dell''ashe', l'energia che fluisce dall'Essere Supremo".

Xiuhe disse: "Un ruolo simile a quello delle Sefirot nella Qabbalah, che sono ricettacoli della luce divina".

Yemoja: "Ci sono aspetti della mia religione che la fanno somigliare anche al cristianesimo: l'Essere Supremo ha tre manifestazioni: Eledumare, il creatore; Olorun, il re dei cieli; Ofi, il veicolo tra il cielo e la terra".

"Ad essere pignole, le persone della Trinità non sono semplici manifestazioni di Dio", osservò Debora, "Ma la somiglianza tra Eledumare, Olorun ed Ofi, ed il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono notevoli!"

"Ho il sospetto che potrei guadagnare molto se io cercassi di insegnare la mia religione all'università", osservò Yemoja, e Juno concordò, ma disse: "Ne possiamo parlare prossimamente. Magari potrei farti da cavia per un corso di questo tipo".

"Oppure insegnarmi come creare un'associazione volta allo studio ed alla promozione delle tradizioni yoruba", disse Yemoja.

"Potremmo organizzare un convegno in cui promuovere il dialogo interreligioso tra i monoteismi abramitici e quello yoruba", osservò Juno, "E lì lanciare l'associazione".

"Tra l'altro", osservò Debora, "Il 'dialogo interreligioso' finora si è svolto solo tra quelle che i mussulmani chiamano 'religioni del libro', includendo in esse l'induismo ed il buddismo, in quanto basati su scritture rivelate. Le tradizioni yoruba sono state messe per iscritto solo nel 20° Secolo EV, ed anche se hanno attirato l'attenzione degli studiosi, ciò non toglie che l'atteggiamento dei cristiani nei loro confronti continui ad essere quello di evangelizzare chi ci crede, non di dialogare con loro. La loro fede non viene rispettata allo stesso modo in cui si rispettano l'ebraismo e l'islam".

"L'avere un 'testo sacro' fa la differenza ai nostri miopi occhi di occidentali", commentò sconsolata Juno, ed Yemoja disse: "Mi state affidando un compito mostruoso: cambiare la percezione che si ha in Europa della mia fede!"

Juno disse: "Credo che Xiuhe possa confermare che gli ebrei come noi due non desiderano giudaizzare l'intero mondo - vogliono solo che tutti i popoli e tutte le persone pratichino la giustizia ed il diritto. Non c'è bisogno di cambiare religione per questo".

"Infatti", rispose Xiuhe, "Mi va benissimo dividere la mia vita con un'Iyalawo come te, anche se Esdra avrebbe avuto da ridire".

"Perchè siete due donne", rise Juno, "Penso che l'eguaglianza di genere lo avrebbe turbato di più della differenza etnica".

Giaele provò ad inserirsi nel discorso: "Sono contenta dei vostri progetti. Però vorrei che soddisfaste una mia curiosità: qual era il tema del convegno che fu galeotto, cioè che vi fece conoscere e vi mandò a letto insieme?"

Yemoja e Xiuhe risero e risposero: "L'orgasmo nella gravidanza, nel parto e nell'allattamento".

Anche Rebecca, Giaele e Debora risero, mentre Juno fece una domanda: "Capisco nella gravidanza, e nell'allattamento, ma non capisco come possa una partoriente pensare all'orgasmo in quel momento".

Rebecca, Giaele e Debora si guardarono tra loro imbarazzate, Xiuhe fece finta di niente, Yemoja, che aveva un po' più di confidenza, diede un'occhiata ironica al "pacco" di Juno, poi guardò Xiuhe scuotendo la testa come per dire: "Quello che ho visto spiega la domanda", e Xiuhe provò a spiegare a Juno uno dei misteri delle donne cis: "Juno, se chi ha genitali maschili produce vasopressina al momento dell'orgasmo, chi ha genitali femminili produce ossitocina, la quale provoca delle contrazioni uterine che contribuiscono al piacere sessuale".

"L'ossitocina non viene prodotta anche durante il parto?", chiese Juno, e Xiuhe rispose: "Appunto. In quantità molto superiori perché la contrazione deve essere molto più efficace - c'è almeno un bambino da spingere fuori".

"Mi stai dicendo che le contrazioni uterine possono essere vissute come orgasmiche?!?", chiese Juno e Xiuhe rispose: "Per l'appunto. Lo scopo del convegno era condividere le tecniche escogitate per massimizzare il piacere minimizzando il dolore. Anche per ridurre la preoccupante incidenza di parti cesarei".

"Una cosa che rimpiangerò sempre di non poter provare", disse Juno, e Rebecca rispose: "Guarda che il dolore del parto è sempre fortissimo. Il piacere che si può provare aiuta solo a sopportare il dolore. Credo che le tecniche di cui si è parlato nel convegno siano ancora sperimentali".

"Esatto", disse Xiuhe, "io ed Yemoja ci eravamo tanto infervorate a descriverle, che alla fine le abbiamo provate su noi stesse quella sera stessa!"

Yemoja scoppiò a ridere, un po' per l'imbarazzo, un po' perchè erano riemersi dei bei ricordi, ma Dina, la figlia di Rebecca chiese: "Mamma, cos'è l'orgasmo?"

Rebecca rispose: "Il grande piacere che possono darsi due persone grandi che si amano, e che le aiuta a rimanere insieme".

Tutte apprezzarono la risposta, mentre Debora portava in tavola i cibi e si cominciò a mangiare.